Category: Finanza Indipendente

mar 13 2010

Finanza comportamentale

13 Marzo 2010: MaurizioMorselli Finanza tel: 349 5527800

email:  morselli.m@virgilio.it

luogo: presso il centro Change
indirizzo: Via Emilia Ovest 515 , 41123, Modena (Modena)
data: 12-04-2010
durata: lunedì 12 e martedì 13 aprile
orario: dalle 18,30 alle 20,30

Relatore del corso: Morselli Maurizio

Iscrizione obbligatoria

“Difendi i tuoi risparmi!”

Mercati azionari sempre più incerti, rendimenti obbligazionari prossimi allo zero.
Impara a gestire il tuo danaro, a muoverti nel mondo della finanza.

2 lezioni di finanza comportamentale: l’atteggiamento da tenere nelle decisioni di investimento, le regole da rispettare, gli errori da evitare.
Il corso è rivolto a tutti ma particolarmente indicato a chi è digiuno di finanza.
Max. 30 partecipanti.

Per info: morselli.m@virgilio.it cell. 3495527800

mar 13 2010

Parliamo di “stop loss”

13 marzo 2010 mauriziomorselli – consulente finanziario indipendente

Lo “stop loss”, prezzo minimo a cui si è disposti a tenere un’azione o un indice, deve essere considerato non solo un mezzo tecnico per chi fa trading, ma anche un vero e proprio supporto psicologico per l’investitore. Lo “stop” infatti viene stabilito al momento dell’investimento, quando abbiamo ancora tutta la freddezza necessaria per potere prendere decisioni senza essere influenzati dai prezzi che oscillano.

- La cronologia dell’investimento azionario si svolge con questi tempi:

- Definizione di obiettivo temporale e predisposizione al rischio

- Selezione di titoli da analizzare tramite analisi fondamentale, tecnica,  dividendi, individuazione del settore di attività economica, ciclicità o meno, informazione sul management, liquidità, beta, ecc.

- Acquisto e contestuale assegnazione dello “stop loss”.

Lo “stop” qui assegnato dovrà essere rispettato sempre e comunque, perché frutto di una programmazione fatta fuori da qualsiasi pressione emotiva.

Recenti studi e ricerche hanno dimostrato che si tende a conservare un titolo anche dopo corposi cali perché il nostro “io” si rifiuta di riconoscere l’errore e, vendendo, di consolidare una perdita: tendiamo a dare retta a una voce che ci dice che il prezzo potrebbe  riprendere a salire e colmare la differenza e non ascoltiamo un’altra voce che ci dice che il prezzo potrebbe invece continuare a scendere. In questi frangenti il rispetto dello “stop” è di fondamentale importanza. Obbedire alla regola impostaci quando eravamo freddi, cioè quando stavamo investendo ma non eravamo ancora coinvolti emotivamente nell’investimento. Il rispetto dello “stop loss” deve diventare un credo imprescindibile:  del resto potremmo citare in contrapposizione quegli investitori che possiedono titoli da prima dello scoppio della prima bolla speculativa, quella di Internet per intenderci, naturalmente acquistati a prezzi “impossibili”, visti col metro di oggi, e mai venduti.

Non si deve temere di chiudere una operazione in perdita. Capita a chiunque operi sull’azionario. E’ importante invece che nel complesso le operazioni chiudano in positivo; la regola dello stop loss che ci siamo imposti deve sempre essere applicata con criterio, disciplina e metodo; probabilmente risulterò pedante ripetendo questo concetto, ma è un rischio che devo correre perché  so che l’investitore, essendo umano e come tale emotivo, cercherà mille scuse con se stesso per non vendere raggiunta la quotazione di stop.

Come quantificare lo “stop loss”? A quale percentuale di perdita sul prezzo di acquisto bisogna vendere? Qui l’esperienza è d’obbligo oppure ci si affida ad un consulente. Importante  è tenere presente che più l’obiettivo temporale è lungo e maggiore dovrà essere la tolleranza all’oscillazione: il day trader applicherà pochi, pochissimi punti percentuali mentre il cassettista potrà tollerare anche decine di punti percentuali in calo. Si dovrà inoltre valutare molto attentamente il beta del titolo cioè la sua volatilità, per evitare di applicare “stop loss” troppo limitati costringendoci così ad un “vendi-compera” che non era nei nostri obiettivi.

Pur riconoscendo la tolleranza ad un’alta volatilità per l’investitore di lungo periodo dobbiamo altresì considerare che recenti studi e mie personali esperienze hanno constatato, di fronte a forti turbative dei mercati come nel 2008-2009, una certa reticenza alla volatilità anche se precedentemente dichiarata.

In una prossima occasione vi parlerò dello “stop profit”.

Maurizio Morselli – Modena

 Morselli.m@virgilio.it

 

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